“Ci piace definirci ciclisti. Amanti delle salite, della fatica e di quel tempo lento che solo la bicicletta sa regalare”. Da questa passione profonda è nato un progetto di vita: Casa Bart, dove la dimensione sportiva della bicicletta si unisce al puro piacere del viaggio.
Qui Augusta e Luca si prendono cura dei cicloviaggiatori, lei con la sua calorosa accoglienza che profuma di biscotti, lui, guida cicloturistica certificata della Regione Piemonte, mette a disposizione degli ospiti la sua competenza tecnica, la conoscenza delle strade secondarie e dei migliori tracciati. Da Casa Bart partono itinerari di cicloturismo da strada studiati per chi cerca percorsi iconici e vuole vivere il ciclismo come esperienza di viaggio, esplorazione e condivisione.

SALITE ICONICHE E CICLOTURISMO
Casa Bart è uno di quei luoghi che sembrano messi lì apposta per chi ama pedalare. Non un semplice punto di partenza, ma una porta che si spalanca verso le montagne: da qui si imboccano strade che lentamente salgono, si affrontano curve che raccontano storie e si raggiungono colli che hanno messo alla prova i professionisti del Giro d’Italia e del Tour de France.
Per chi ama la bici da strada, partire da Casa Bart significa scegliere ogni giorno una sfida diversa, con la consapevolezza che ogni salita è un racconto da vivere in prima persona. Ogni uscita è un viaggio nella storia del ciclismo e nel carattere del territorio cuneese, dove la fatica è sempre accompagnata da bellezza, silenzio e senso di conquista.
Perché qui, più che dislivello, si collezionano emozioni.

COLLE FAUNIERA: LE TRE VIE DI ACCESSO DA CASA BART
La salita al Fauniera, o Colle dei Morti, è forse la più iconica. Ed è anche considerata una tra le 20 più dure d’Italia. È una montagna che non concede sconti, una di quelle salite che ti prendono piano e poi non ti mollano più. Pedalare qui è un esercizio di umiltà: si sale a testa bassa, ma basta alzarla per vedere un orizzonte che ripaga ogni colpo di pedale. Il Colle ai può scalare da tre vie: dalla Valle Grana, la via classica, che passa davanti al Santuario di San Magno, dalla Valle Maira, attraverso il Colle Esischie, o dalla Valle Stura. Da qualsiasi parte si arrivi, rimane una gran bella salita, tosta, di grandissima soddisfazione. In cima poi ci si ritrova al cospetto della leggenda: la statua a Marco Pantani, che ricorda l’impresa al Giro d’Italia, nel 1999, dove scattò in salita, conquistando al termine della tappa la Maglia Rosa.
#DYK (did you know?): l’arrivo vero e proprio è al Colle dei Morti (2481 m s.l.m.), chiamato così a causa di una sanguinosa battaglia avvenuta lì vicino tra piemontesi e francesi durante le guerre d’indipendenza. Il Colle Fauniera, 2511 m s.l.m., si può raggiungere a piedi.

COLLE DELLA MADDALENA: “UN UOMO SOLO AL COMANDO”
Dal versante opposto, la salita al Colle della Maddalena, indissolubilmente legata all’impresa di Fausto Coppi al Giro d’Italia del 1949, cambia completamente registro. È una salita più “stradale”, lunga e regolare, quasi rassicurante nella sua progressione. Qui il cicloturismo diventa ritmo e struttura: dopo Argentera inizia il tratto più affascinante della salita, 10 tornanti in 3 chilometri. E’ un tratto davvero spettacolare, dove il paesaggio si apre su di una valle laterale e la vegetazione diventa sempre più rarefatta. La strada si sviluppa così fino alla sella, a 1996 m s.l.m., in uno scenario davvero suggestivo.
#DYK: a pochi metri dalla sommità una stele ricorda Fausto Coppi e la frase “un uomo solo al comando” con cui si aprì la radiocronaca di quella memorabile giornata di sport.

COLLE DI SAMPEYRE, TRA LE VALLI MAIRA E VARAITA
Più selvaggia e meno prevedibile è la salita al Colle di Sampeyre, con un tour ad anello sullo spartiacque tra le Valli Maira e Varaita.
La salita dalla valle Maira nel 1995 ha visto ospite il Giro d’Italia, durante il quale il Colle di Sampeyre (2284 m s.l.m.) fu il primo GP della Montagna della 19° tappa. Percorrendo la Valle Maira, a Bassura di Stroppo si gira a destra, dove, a Paschero, si incontrano la chiesa di San Giovanni Battista e quella di San Peyre. Tra boschi di conifere e la vista sui valloni di Stroppo ed Elva, si raggiunge il Colle della Cavallina. Negli ultimi 4 km si possono ammirare la parte superiore del Vallone di Elva e le cime del Monte Chersogno e del Pelvo d’Elva. Dal punto di vista cicloturistico è una delle più affascinanti, perché alterna tratti duri a momenti di respiro, regalando panorami sempre diversi.
#DYK: la Provinciale 104, nota come Strada del Vallone o Orrido d’Elva, è non solo un capolavoro d’ingegneria civile, ma anche la più veloce per raggiungere Elva, piccolo paese della Val Maira, con una storia, un’arte e una popolazione tra le più speciali d’Italia. A causa di una frana, dal 2014 non è più transitabile con alcun mezzo.

COLLE DELL’AGNELLO: LA PROVA DEL 10(%)
E poi c’è lui, il Colle dell’Agnello, il gigante. Salire l’Agnello partendo da Casa Bart significa programmare una giornata epica, di quelle che si ricordano negli anni. Tra la Val Varaita e il Queyras, a 2744 m s.l.m., è il colle asfaltato transfrontaliero più alto d’Europa. Gli ultimi chilometri, sopra il limite degli alberi, sono un’esperienza quasi lunare: la strada si arrampica in mezzo alle rocce, la pendenza si fa seria e la mente deve convincere il corpo a continuare. La pendenza media degli ultimi 9,4 km è, infatti, del 9,9%, rendendola una delle ascese più impegnative d’Europa. Otto tornanti rappresentano il cuore dell’ascesa, costanti al 10%: qui il ciclismo diventa avventura pura. In cima un’enorme pietra segna il confine fra Italia e Francia.
#DYK: la Valle Varaita è chiamata anche Valle Smeraldina per i colori dei suoi prati, dei suoi numerosi e limpidi laghi, per i suoi grandi boschi di conifere. Al cospetto del Monviso, il Bosco dell’Alevé, rappresenta il più vasto insieme di pini cembri delle Alpi. Le piccole borgate, come Chianale, si affacciano sul “Chemin Royal”, antica via per la Francia.

