Dai 2.000 metri del Sirino al mare di Maratea, dai Sassi di Matera ai calanchi lunari: la Basilicata si scopre in sella, scegliendo tra grandi percorsi permanenti ed eventi che uniscono competizione e condivisione lungo 725 km di meraviglia.
C’è una velocità che appartiene soltanto alla bicicletta. Né corsa, né attesa: è qualcosa di intermedio, quella cadenza di pedalata che permette di guardare davvero ciò che si attraversa. E la Basilicata, terra che non si lascia leggere in fretta, sembra fatta apposta per essere percorsa così.
Non è necessario essere atleti per scoprirla su due ruote. L’offerta è talmente ampia da accogliere chiunque: dalla coppia che cerca un pomeriggio diverso, al gruppo di amici con le gambe un po’ arrugginite, fino all’appassionato che vuole mettere alla prova resistenza e tecnica. Per chi ha qualche timore sulle salite, le biciclette a pedalata assistita hanno risolto ogni esitazione, aprendo itinerari che fino a ieri sembravano preclusi ai più.

Orientarsi non è mai stato così semplice
L’Apt Basilicata ha sviluppato strumenti digitali pensati per chi viaggia su due ruote. L’app Route Basilicata fornisce tracce e informazioni per camminatori e ciclisti. L’app Basilicata Free to Move va oltre: raccoglie decine di percorsi con traccia Gpx, segnala ciclofficine, bike hotel, ristoranti e – dettaglio prezioso – le fontane di acqua potabile lungo il cammino.
Le sorprese nascoste
Il nome Basilicata Coast to Coast – reso celebre dall’omonimo film di Rocco Papaleo – è forse il più sfruttato per diversi percorsi cicloturistici. Tutti nascondono sorprese continue. Cos’è la ferula che accompagna a bordo strada i pedalatori? Quanti hanno assaggiato la pasta con fagiolini e cacioricotta tipica di Bernalda? Quanti hanno visto la spiaggia di Nova Siri in cui Francesco Rosi girò alcune scene di “Tre fratelli”, candidato all’Oscar nel 1982? E quanti hanno annusato il profumo dei tigli nei boschi smeraldini di Trecchina? Piccoli, squisiti tesori in cui imbattersi girato l’angolo.

Scendere è un’arte
Per chi preferisce la discesa alla salita, la Basilicata offre qualcosa di estremo: il percorso 2mulozer0, che parte dalla vetta del Monte Sirino a 2.000 metri e termina sulla spiaggia di Maratea. In mezzo, 75 chilometri di mountain bike lungo la Valle del Noce – sentieri, mulattiere, paesi, boschi e specchi d’acqua – in una natura che non ha bisogno di aggettivi per qualificarsi.
Tra i percorsi Mtb più evocativi figurano Il Giardino degli Dei sul Pollino, il Sentiero Frassati nel Parco dell’Appennino Lucano, il Monte Malerba sulle Piccole Dolomiti Lucane e il Villaggio Pianelle nel Parco delle Chiese Rupestri del Materano.

Il giro dei giri
Quindici tappe, 725 chilometri, un’unica domanda di fondo: cos’è davvero la Basilicata? L’Anello dei Parchi Lucani prova a rispondere pedalata dopo pedalata, su un tracciato quasi interamente asfaltato – salvo brevi passaggi su lastricato o pavé – aperto a ogni tipo di bicicletta, ma con dislivelli che chiedono gambe allenate e agenda libera.
Il punto di partenza è Maratea, con il Cristo Redentore che domina dall’alto. Da qui s’imbocca l’ex sedime ferroviario calabro-lucano, che porta al Lago Sirino e poi all’ingresso del Parco Nazionale del Pollino. La Serra di Crispo, a 1.445 metri, è la prima grande conquista: da lassù la discesa verso lo Jonio regala cambi di luce e paesaggio che valgono il viaggio.
Compare Valsinni, paese che custodisce il ricordo di Isabella Morra, poi Colobraro, noto per la fama di paese stregato: dall’antico Cenobio basiliano di Santa Maria di Cironofrio la vista abbraccia la Valle del Sinni fino al mare.
Il paesaggio cambia di nuovo nel Parco dei Calanchi, dove la terra assume forme che ricordano la superficie lunare, un unicum nel panorama italiano. Si sfiora Craco Vecchia, il borgo abbandonato che ha fatto da sfondo a più di un film, e si arriva a Tursi, dove la Rabatana, antico quartiere di origine araba, fu la fonte silenziosa delle poesie di Albino Pierro, più volte candidato al Nobel. Matera, con i Sassi dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, si mostra dalla sella con una familiarità che nessun altro mezzo di trasporto sa restituire.
Il giro prosegue verso Venosa, che diede i natali al poeta latino Orazio, attraversa il Parco del Vulture – terra dell’Aglianico e quest’anno Città Italiana del Vino – costeggia i Laghi gemelli di Monticchio e risale tra le foreste di Arioso-Sellata. Dopo il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e il lago artificiale del Pertusillo, si torna al Massiccio del Sirino. Poi la discesa finale e di nuovo il Tirreno.

Nomi come titoli di romanzi
La Ciclovia Meridiana è un anello di 308 chilometri che muove da Potenza e attraversa la regione: boschi di faggio, Sasso di Castalda, Marsico Nuovo, i resti silenziosi di Grumentum. Il punto più alto si raggiunge nei pressi della Madonna del Sasso, a 1.372 metri, da cui si scende verso Lagonegro con la costa di Maratea che appare in lontananza come una promessa.
Un segmento del percorso corre sull’ex tracciato della ferrovia Calabro-Lucana, lungo ponti e gallerie intatti, fino alla stazione abbandonata di Lauria, dove il tempo sembra essersi fermato di proposito. Più avanti Viggiano, dove sorge il santuario della Madonna Nera, patrona dei lucani. Poi la salita all’Abetina di Laurenzana: a 1.200 metri di quota, una foresta di abeti bianchi fra luce e silenzio. Il rientro a Potenza passa per la Sellata e l’Oasi di Pantano.
In Basilicata anche le ciclovie sembrano avere una vocazione letteraria: la Ciclovia dei Boschi Sacri, quella dei Due Mari, del Grano dell’Olio e del Vino, delle Dolomiti Lucane, dei Calanchi. Per chi vuole di più c’è il Grand Tour della Basilicata, che dice già tutto nel nome.

