GranDe Tour della Maremma: 760 chilometri per ricominciare

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Quando tutto è crollato all’improvviso, dopo un messaggio ricevuto alle tre di notte, ho capito che dovevo ripartire da me stessa. E ho scelto di farlo pedalando attraverso una parte della  Toscana che in pochi conoscono: la provincia Grosseto.

Tra incontri inaspettati e prove da superare

Prima di salire in sella ho deciso di esplorare la città e camminando per Grosseto sono arrivata fino al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma. La deliziosa gattina bianca e nera che mi faceva le fusa vicino al portone di ingresso è stata un invito ad entrare.

Tra le sale ho incontrato il direttore Luca Giannini che mi ha accompagnata alla scoperta della storia della provincia di Grosseto condensando in una visita tutti i secoli di storia che hanno dato forma a questi luoghi, e invogliandomi ancora di più ad esplorare. 

Da Grosseto ho pedalato verso Roselle e poi Vetulonia: piccoli borghi che al tempo degli Etruschi erano due potentissime città. Poi è stata la volta di Castiglione della Pescaia dove mi sono trovata davanti a una delle mie paure più grandi: cenare da sola.
Prima di decidermi a sedermi, sono passata davanti al ristorante almeno quattro volte. Il mio sentirmi fuori posto è aumentato quando il cameriere ha tolto il piatto vuoto mostrando a tutto il ristorante che sì, quella tizia stava davvero cenando da sola.
Ma poi i piatti e i loro sapori hanno zittito ogni pensiero, e alla fine della cena i ragazzi al tavolo vicino mi hanno invitata a brindare. 

Il ritmo della strada

Il giorno dopo, da Castiglione sono partita verso il lago dell’Accesa, e appena ho visto le sue acque ho appoggiato la bici al pontile e mi sono tuffata senza pensarci due volte.
Nei dintorni di Massa Marittima ho incontrato Angela Saba, pastora. Guardandola lavorare e ascoltandola parlare del suo lavoro ho capito che questa terra vive nelle mani di chi la custodisce ogni giorno. Poi Massa Marittima, la sua piazza del Duomo, e il Parco delle Biancane che sembra un altro pianeta.

Poi sono arrivati borghi minuscoli e sconosciuti come Prata, Tatti, Torniella. Posti così piccoli che non si vede nessuno in giro se non i loro pochi abitanti. Ed è grazie a loro, ai Canaloni del Farma e alle Terme del Petriolo ho capito che viaggiare lentamente significa sì avere un percorso tracciato, ma anche imparare a rallentare e a godersi tutto quello che il paesaggio ha da offrirti. 

La montagna che ti guarda

Ma poi è arrivata lei: la salita verso il Monte Amiata, antico vulcano spento. Devo ammettere che quando l’ho vista ho dubitato di me stessa.
Il sole a picco, la strada che sembrava non finire più.
“Uno. Due. Uno. Due.” ho cominciato a ripetere mentalmente. E incredibilmente sono arrivata in cima.

Santa Fiora mi ha accolta con la sua bellezza silenziosa e a Merigar, tra i padiglioni del centro buddhista, ho guardato il tramonto seduta per terra. Per la prima volta dalla mia partenza ho sentito di essere esattamente dove  dovevo essere.

Quando tutto si ribalta

Sono ripartita con il sorriso sulla faccia.
Sapevo che i luoghi che avrei visitato dopo erano meravigliosi e effettivamente Pitigliano, Sorano e Sovana non mi hanno delusa. Mi sembrava quasi di pedalare in mezzo a una fiaba. 

Ma proprio qui è successo il peggio.
In una via cava l’inconfondibile sibilare di una ruota a terra.Ero completamente sola, il telefono non prendeva.
Il panico è durato forse trenta secondi. Poi mi sono fermata.
Ho pensato alla cima del Monte Amiata, alla cena da sola a Castiglione, a tutti i chilometri fatti. Ho preso gli attrezzi e ho cambiato la gomma.
Da sola. 

La strada si condivide

Nella minuscola piazzetta di Montemerano  due cicloturisti mi hanno chiesto di scattargli una foto. Prima di rendermene conto stavamo pedalando insieme verso le Terme di Saturnia dove ci siamo tuffati ridendo come scemi, poi Capalbio, il Lago di Burano, fino a Orbetello dove ci siamo salutati con la promessa di risentirci.

A Talamone, poi, ho conosciuto Paolo il Pescatore. Mi ha raccontato del mare, di come è cambiato negli anni e di quanto sia importante rispettarlo. Vedere la costa dalla sua barca mi ha fatto capire quanto sia ricco e vario questo territorio.

Il cerchio si chiude

Verso la fine del viaggio, arrivando al Parco della Maremma, l’entusiasmo si è mescolato a una strana malinconia. La mia avventura stava finendo.
Ma prima c’è stato un ultimo incontro: Stefano Pavin,di professione buttero. Vederlo cavalcare, ascoltarlo raccontare quanto sia importante portare avanti questa tradizione così radicata nell’identità maremmana, è stato come chiudere un cerchio perfetto. Luca, Angela, Paolo, Stefano: persone vere che custodiscono un pezzo di questa terra e lo tramandano con dedizione.

Insomma, la fine di una relazione può sembrare una grande crisi. Ma poi scopri che esistono luoghi che cambiano tutto e che ti fanno capire che a volte, per ricominciare, basta partire da sè stessi. 

La verità sul viaggio

Questo diario di viaggio è un racconto che unisce realtà e fantasia. Fantasia perché Elin è un personaggio creato per promuovere la provincia di Grosseto e questo nuovo percorso. Reale perché i chilometri percorsi, i luoghi visitati, le persone incontrate esistono davvero.

Il GranDe Tour della Maremma è un itinerario autentico che pedalata dopo pedalata svela l’anima di un territorio ancora poco conosciuto. Un percorso per scoprire la vera identità della provincia di Grosseto e forse, lungo la strada, riscoprire un po’ di sé stessi.

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